La
sfera ormonale della donna, così complessa e sofisticata, viene spesso trattata in modo semplicistico e frettoloso. Lavorando con molte donne, mi capita spesso di sentire i loro racconti che testimoniano un approccio da parte dei medici sempre più standardizzato e che raramente tiene conto delle caratteristiche ormonali individuali.
Le misurazioni ormonali sono poco frequenti, troppo spesso incomplete e quasi sempre ormai si usa la pillola anti-concezionale per risolvere ogni problema legato al ciclo mestruale. Per illustrare la complessità dell'azione ormonale nella donna, ci concentriamo sugli effetti sull'umore che la variazione ciclica degli ormoni causa. Possiamo distinguere in particolare due momenti del ciclo in cui il variare degli ormoni provoca effetti importanti sulla sfera dell'umore: l'ovulazione e i giorni prima delle mestruazioni.
Al di là di innegabili caratteristiche psicologiche individuali, le variazioni dell'umore durante il ciclo sono la risposta diretta all'azione di estrogeni e progesterone sul cervello. Questi ormoni infatti si legano a specifici recettori cerebrali molto presenti in zone deputate al controllo delle emozioni, come il sistema limbico. Gli estrogeni aumentano la velocità e l'intensità della trasmissione di informazione nel cervello, permettono di utilizzare meglio lo zucchero e l'ossigeno e aumentano il flusso sanguigno cerebrale. Sono quindi ormoni che attivano, che innalzano l'umore ma anche capaci di generare irritabilità, ansia e insonnia. Il progesterone ha un effetto opposto: è calmante, rilassante, aiuta il sonno e ha perfino proprietà anestetiche.
La sindrome premestruale, che colpisce così tante donne, è causata proprio da un calo del progesterone (dopo 2 settimane di livelli elevati nella seconda metà del ciclo) che anticipa di qualche giorno il calo degli estrogeni. In quei giorni di squilibrio la donna vive una condizione di dominanza estrogenica con sintomi che includono irritabilità, tensione del seno, sbalzi di umore e ritenzione. Una situazione simile di dominanza estrogenica può esserci all'ovulazione quando c'è un momentaneo forte aumento degli estrogeni che è in genere seguito dall'incremento riequilibrante del progesterone caratteristico della seconda metà del ciclo.
In alcune donne però la produzione di progesterone è scarsa (spesso questo accade dopo i 35-40 anni e rimane così fino alla menopausa). Questi 14 giorni di elevati estrogeni e scarso progesterone rendono la secondà metà del ciclo molto fastidiosa e spesso il sanguinamento successivo molto abbondante e doloroso. Esami di laboratorio specifici e una valutazione anamnestica e clinica completa aiutano il medico a comprendere lo specifico andamento ormonale di ciascuna paziente. Gli interventi non devono essere necessariamente la pillola anti-concezionale ma anche l'uso di sostanze naturali e di ormoni bioidentici, farmaci cioè con formula chimica analoga a quella dell'ormone carente. Spesso questi interventi associati ad una corretta nutrizione e ad un piano di esercizio fisico contribuiscono ad una soluzione completa dello squilibrio ormonale. Va inoltre tenuto presente che una condizione non trattata di dominanza estrogenica aumenta il rischio di tumori estrogeno dipendenti, tra cui quello della mammella.

