Comprereste dei broccoli prodotti dall'AGIP? O dei pomodori della Novartis? O magari delle patate della BASF, la multinazionale della chimica?
Se la vostra risposta è un secco no, poco importa perchè Amflora, la patata prodotta proprio dalla BASF è da poco entrata nel mercato europeo e potrebbe silenziosamente finire sulle nostre tavole e da lì nel nostro corpo.
Gli esperti di turno ci tranquillizzano e ci dicono che gli OGM sono la nuova frontiera della scienza alla quale sarebbe sciocco rinunciare per partito preso. Ma innanzitutto cos'è un organismo geneticamente modificato? Si tratta di organismi in cui vengono introdotte caratteristiche genetiche non proprie per mutarne e migliorarne alcune prestazioni. In altre parole sarebbe come se noi ci facessimo inserire alcuni geni di un pinguini per resistere meglio al freddo. Affascinante in teoria, ma rischioso in pratica. le ragioni per dubitare di un simile approccio sono molte. Prima di tutto è impossibile isolare le coltivazioni OGM da quelle normali e biologiche. Ciò significa che progressivamente l'intera agricoltura si trasformerà n OGM. E poi ci vorranno anni per capire gli effetti degli organismi geneticamente modificati sul corpo umano e sulla biodiversità della natura. E' per lo meno poco prudente sputare sentenze ora sulla loro teorica sicurezza perchè in realtà se ne sa ancora troppo poco.
E poi non si capisce quale sia l'utilità di questi cibi per i consumatori. Certamente non servono a sconfiggere la fame visto che dalla loro entrata in uso globalmente circa 15 anni fa, la fame nel mondo è costantemente aumentata. E' facile invece comprendere che prodotti agricoli che rendono di più e che deperiscono meno sono molto utili alle multinazionali dell'agro-business. Gli OGM sono frutto di una visione distorta e pericolosa del mondo, della scienza e del mercato dove il profitto viene messo davanti a tutto e i rischi, per il pianeta ed i suoi abitanti, sempre minimizzati. La medesima visione distorta e miope caratterizza il mondo medico dove tutto è sotto il controllo dell'industria farmaceutica che spesso condivide non solo gli ideali, ma anche i capitali con le multinazionali del cibo. Viene il dubbio di essere ostaggi di un mercato che ci avvelena per poi venderci la cura.

