Medicina Spaziale e Ricerca

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In orbita  il corpo umano invecchia a velocità drammatica. Numerose ricerche hanno indicato come la permanenza in assenza di gravità generi un processo di degradazione del tutto simile all'invecchiamento terrestre ma in grado di svilupparsi ad una velocità molto superiore. Per esempio, un astronauta durante una missione di 6 mesi perde la stessa quantità di osso che si perde a terra nei 10 anni tra i 50 e 60 anni!

Nonostante tutto ciò, le competenze e le tecnologie in mano ai medici spaziali permettono agli astronauti di viaggiare per periodi molto lunghi nello spazio e di tornare sani e salvi a casa. Le nostre ricerche cliniche svolte presso l'Agenzia Spaziale Europea (ESA), la NASA e l'Agenzia Spaziale Russa si sono concentrate sugli effetti che la permanenza in orbita induce sugli astronauti e sul come evitarli:

- Perdita tessuto osseo.
- Disfunzioni metaboliche ed endocrine tra cui insulino resistenza e ipotiroidismo.
- Difficoltà di adattamento fisico e psichico.
- Affaticamento e stress.
- Diminuzione livelli energetici.
- Perdita forza, resistenza e massa muscolare.
- Perdita di capacità posturali, propriocettive e di coordinazione.
- Diminuzione prestazione cardiovascolare.
- Accumulo di tossine e di radicali liberi.
- Inadeguata risposta immunitaria alle infezioni.
- Allergie e patologie auto-immuni, infiammazioni croniche.
- Intolleranza all'esercizio, dolore alla schiena.
- Problemi digestivi.
- Carenza di nutrienti, disbiosi e problemi intestinali.
- Disregolazione delle membrane cellulari (segnali, recettori, etc).
- Perdita massa ossea e degenerazione articolare.
- Depressione, aggressività, frustrazione.

Tutti questi fenomeni, che negli astronauti si instaurano in qualche mese, sono sovrapponibili a ciò che succede a tutti noi sulla Terra nelle decadi che caratterizzano il diventare vecchi.


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    Dott.Ongaro con un equipaggio prima di un volo. Sulla destra l'astronauta italiano Roberto Vittori

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